Il potere dell’attenzione

Attenzione: ad (verso) + tendere (volgere). Quando mettiamo l'attenzione su qualcosa, tendiamo verso di essa, ci avviciniamo ad essa. L'attenzione, tra le facoltà che abbiamo, è forse la più preziosa, perché rende viva qualunque cosa su cui si posi. Un vero e proprio potere a nostra disposizione. Nella filosofia buddista, per es., i termini attenzione e mente sono spesso usati come sinonimi …
penna
Ma perché uso la parola potere? In che cosa l’attenzione ben gestita può dare potere?

Pensate un attimo alle volte in cui avete raggiunto un obiettivo, in qualsiasi ambito di riferimento. Anche un piccolo obiettivo, davvero qualsiasi cosa. Ce l’avete in mente?

Se ci pensate bene vi accorgete che in quella circostanza la vostra attenzione era totalmente focalizzata sull’obiettivo, cioè era totalmente fuori da voi, estroversa. Per es. se il mio obiettivo è prendere la penna sul tavolo, io mi alzo, mi avvicino al tavolo, allungo la mano, prendo la penna. Non ho pensato ad altro: c’era la mia intenzione di prendere la penna, la mia attenzione focalizzata su di essa, la mia azione allineata e quindi la manifestazione: obiettivo raggiunto.

Ma se invece la mia mente/attenzione comincia a produrre pensieri come: mi fa fatica muovermi, la prenderò dopo, in fondo a cosa mi serve una penna, quella è blu, io la volevo rossa… allora il mio obiettivo «prendo la penna» si allontana.

Che cosa è successo? Semplice, la mia attenzione era dentro di me, introversa, rincorreva pensieri limitanti. La mia mente indugiava nel pensiero ripetitivo, in quel continuo dialogo interiore che come una radio sempre accesa ci accompagna. Sapete di che cosa parlo, vero?

Bene, allora ecco la prima grande distinzione fra le varie modalità che l’attenzione può assumere: attenzione introversa e attenzione estroversa. Per dare forma, strutturare, creare la nostra realtà in modo deliberato, a nostro piacimento, quella che ci serve è attenzione estroversa.

Questo non significa che l’attenzione introversa non sia utile, tutt’altro. Ci serve per esplorare noi stessi, per conoscerci, per considerare i limiti che ci autoimponiamo e per trovare il modo di superarli, ma a patto che non si fissi. Per attenzione fissa intendo quella che si trova fuori dal nostro controllo, attaccata a qualcosa. Le ossessioni sono alimentate dall’attenzione fissa. Suppongo che anche ora sappiate di cosa parlo. A tutti capita, o è capitato, di pensare e ripensare incessantemente a qualcosa (situazione, persona, evento, esperienze passate, ostacoli che paiono insormontabili…)

Pensare e ripensare incessantemente ad un problema, non vi porterà alla sua soluzione. Pensare e ripensare incessantemente ad un obiettivo, non vi porterà al suo raggiungimento. L'interesse viene alimentato dall'attenzione libera, le ossessioni da quella fissa. L'attenzione libera è energia creativa.

E se lo scopo dell’interesse è comprendere, cioè riconoscere, come qualcosa funziona, qual è la relazione causale, allora aumentando l’attenzione intensifichiamo l’interesse. Più l’interesse viene intensificato, maggiore è la quota di ignoto che si può convertire in conoscenza.

Il valore dell’attenzione libera risiede in questo. Quando si comprende qualcosa avviene un recupero dell’attenzione libera che stava supportando l’interesse come in «ah ecco… ho capito come funziona, ho capito che strada devo intraprendere per arrivare là dove voglio, insomma ho capito come devo fare».

E vi dico di più. L’idea che si ha di sé è ciò che ci separa dalle infinite possibilità.

Quando l’attenzione viene deliberatamente e completamente focalizzata su qualcosa, ci si scorda qualsiasi idea di se stessi. Questo succede quando si va al cinema, si legge un libro, si intrattiene una conversazione interessante. Pensateci! Vi dimenticate di voi. Ognuno poi ha i suoi modi per dimenticarsi di se stesso, io per es. mi dimentico di me quando sono sul palco e recito… beh dimenticarsi di se stessi anche solo per un po’ è un’esperienza smack… Naturalmente me ne accorgo solo dopo, perché quando mi dimentico di me, non c’è un io che possa testimoniarlo… nel momento in cui me ne accorgo, sono già tornata in me.

Paura in palcoscenico

Bene, ho dato un’idea di quanto possa essere utile una buona gestione della propria attenzione? Cioè saperla dirigere opportunamente, controllarla e non esserne controllati?

L'attenzione è una capacità e come tale può essere sviluppata mediante tecniche appropriate. Quando volete tonificare i vostri muscoli andate in palestra e vi allenate. Allo stesso modo funziona con l'attenzione. Veicolante dell'attenzione è la volontà. Ne segue che una buona gestione della propria attenzione presuppone il rafforzamento del potere volitivo. Allenando la mente si dischiudono le enormi possibilità che il potere sulla propria attenzione comporta.

La prossima volta considereremo il potere dell’attenzione nelle relazioni interpersonali.

Inserito Ven - Febbraio 24, 2006, 08:57 p. in

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