Da tempo i consiglieri di corte raccomandavano che si scegliesse un marito, ma la regina rimandava; vedeva intorno molti uomini, ma nessuno che incarnasse l’idea dell’archetipo maschile a cui lei non era disposta a rinunciare. Non si trattava di un fatto esteriore, ma di un modo di essere e di porsi che avrebbe dovuto perfettamente integrarsi con la sua femminilità. A fronte delle continue insistenze, accettò di incontrare i principi che chiedevano la sua mano, ma pose una condizione: avrebbe condiviso il suo regno con colui che avesse saputo dare una certa risposta ad una certa domanda.
Numerosi principi si fecero avanti e ad ognuno lei chiedeva: «Quanti siamo sulla terra?». All’inizio i principi buttavano lì cifre a caso, poi i più furbi fecero ricerche e diedero numeri precisi; tuttavia la regina, con gentilezza, li congedava. I consiglieri erano tanto disperati che richiamarono a corte l’antico maestro della regina, un vecchio cinese. Quando questi fu al suo cospetto, senza tanti preamboli le chiese: «Ti ho insegnato ad essere regina, ora, dimmi, che cosa vuoi?». «È vero, mi hai insegnato ad essere regina, ma mi hai insegnato una cosa anche più importante, ying e yang, l’integrazione degli opposti, la composizione del duale. Difficile, ma possibile. Io sono una donna: quello che voglio è un uomo». Il vecchio cinese sorrise, il suo lavoro era stato pienamente inteso.
Ormai non c’erano più principi che arrivavano portando oro e pietre preziose e si cominciò a pensare che la regina fosse una donna altezzosa e si sarebbe presto pentita della sua ostinazione… quando un giorno… …si fermò a palazzo un guerriero. Tornava da una battaglia contro il Popolo Oscuro, era stanco, affamato, il volto e i lunghi capelli così sporchi da nasconderne le fattezze. Subito la regina diede ordine che ci si prendesse cura di lui e lo invitò a condividere la cena una volta riposato. Quella sera, seduta sotto il pergolato, leggeva e beveva idromele; senza cerimonie, lui le sedette accanto in silenzio. Non era bello; abbigliato semplicemente, i capelli nerissimi risaltavano alla luce del tramonto e contrastavano con il chiarore di lei. Si guardarono negli occhi forse per un secondo, forse per ore ed entrambi compresero.
«Quanti siamo sulla terra?»
«Siamo in tre... tu, io e il resto dell’umanità».
Inserito Gio - Dicembre
1, 2005, 07:23 p. in
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