In un paese incantato…


In un paese incantato, nell’Età dell’Oro, viveva una regina bella e saggia. Maestri e uomini di conoscenza l’avevano accompagnata nella sua crescita, educandola di giorno in giorno per il compito impegnativo che l’attendeva. A quel tempo si pensava che per governare  fosse necessario coltivare dentro di sè armonia della mente e pace dello spirito, qualità che permettono un distacco dalle umane passioni, quindi equilibrio e saggezza. Chi si rivolgeva a lei per consigli o per dirimere una lite, se ne andava da palazzo con soddisfazione, avendo trovato conforto o comunque giustizia. Tuttavia la regina aveva conservato una piccola parte del suo cuore di bambina, innocente, leggero, giocoso, ricco di emozioni e sempre stupefatto per le sorprese che la vita riserva. Raramente permetteva che si manifestasse, ignara che proprio quel segreto modo di essere fosse l’origine del suo fascino femminile.

Da tempo i consiglieri di corte raccomandavano che si scegliesse un marito, ma la regina rimandava; vedeva intorno molti uomini, ma nessuno che incarnasse l’idea dell’archetipo maschile a cui lei non era disposta a rinunciare. Non si trattava di un fatto esteriore, ma di un modo di essere e di porsi che avrebbe dovuto perfettamente integrarsi con la sua femminilità. A fronte delle continue insistenze, accettò di incontrare i principi che chiedevano la sua mano, ma pose una condizione: avrebbe condiviso il suo regno con colui che avesse saputo dare una certa risposta ad una certa domanda.

Numerosi principi si fecero avanti e ad ognuno lei chiedeva: «Quanti siamo sulla terra?». All’inizio i principi buttavano lì cifre a caso, poi i più furbi fecero ricerche e diedero numeri precisi; tuttavia la regina, con gentilezza, li congedava. I consiglieri erano tanto disperati che richiamarono a corte l’antico maestro della regina, un vecchio cinese. Quando questi fu al suo cospetto, senza tanti preamboli le chiese: «Ti ho insegnato ad essere regina, ora, dimmi, che cosa vuoi?». «È vero, mi hai insegnato ad essere regina, ma mi hai insegnato una cosa anche più importante, ying e yang, l’integrazione degli opposti, la composizione del duale. Difficile, ma possibile. Io sono una donna: quello che voglio è un uomo». Il vecchio cinese sorrise, il suo lavoro era stato pienamente inteso.

Ormai non c’erano più principi che arrivavano portando oro e pietre preziose e si cominciò a pensare che la regina fosse una donna altezzosa e si sarebbe presto pentita della sua ostinazione… quando un giorno… …si fermò a palazzo un guerriero. Tornava da una battaglia contro il Popolo Oscuro, era stanco, affamato, il volto e i lunghi capelli così sporchi da nasconderne le fattezze. Subito la regina diede ordine che ci si prendesse cura di lui e lo invitò a condividere la cena una volta riposato. Quella sera, seduta sotto il pergolato, leggeva e beveva idromele; senza cerimonie, lui le sedette accanto in silenzio. Non era bello; abbigliato semplicemente, i capelli nerissimi risaltavano alla luce del tramonto e contrastavano con il chiarore di lei. Si guardarono negli occhi forse per un secondo, forse per ore ed entrambi compresero.

«Quanti siamo sulla terra?»

«Siamo in tre... tu, io e il resto dell’umanità».

Inserito Gio - Dicembre 1, 2005, 07:23 p. in

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