Disagio interiore
Soffrivo per un disagio interiore che non mi lasciava da anni.
Qualcuno diceva che era depressione, altri esaurimento, io però stavo solo
male con me stessa, mentre quando lavoravo stavo bene …
Cercavo delle risposte ai miei malesseri e volevo dare un nome a questo
disagio. Da tempo leggevo testi rivolti al rinnovamento interiore e
miglioramento dei rapporti con il prossimo ma non avevo risolto nulla. Il
traguardo raggiunto, che a mio vedere è anche il più importante,
è stato quello di accettare il mio “brutto” carattere quale
questo è, e di provare ad ammorbidirlo.
Non sono mai stata una
persona di compagnia, perché doverlo diventare per forza? Sono sempre stata
bene da sola, perché doveva diventare un problema? Non ho mai avuto amici e
non ne ho mai sentito la mancanza, perché doveva per forza essere diverso?
Nei momenti di maggiore tensione ho imparato a fare più attenzione alle
cose ed alle persone che mi circondano e questo mi aiuta molto a rallentare il
disagio interno e a ridimensionare i miei stati d’animo. Questo è
servito a ridurre i miei scatti di ira.
Ho imparato con Flaminia a
guardare le mie primarie nascoste a dare la giusta dimensione ai malesseri.
Quello che non ho ottenuto è perché non ho voluto ottenerlo e quando
non sono riuscita ad essere felice era perché preferivo non esserlo. Ho
imparato a non usare la malattia come strumento per essere giustificata e
neppure come strumento per farmi dire quanto sono brava e forte. Ho imparato ad
assumermi la responsabilità dei risultati delle le mie decisioni ma
soprattutto ho imparato ad accettarmi quando preferivo non prenderne perché
in conflitto con la mia etica.
È stato facile per me guardare al
prossimo senza giudizio perché per natura non giudico con leggerezza, ma
non è stato semplice farlo quando sono stati ferita nei miei
sentimenti.
La strada per la serenità non finisce mai e non s'impara
mai abbastanza.
Marina Mozzone
Inserito Lun - Settembre 5, 2005, 12:54 p. in
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